Ingredienti: 250 grammi di pasta lievitata, 500 grammi di farina di grano, 500 grammi di zucchero, 70 grammi di burro, 250 grammi di uva sultanina, 4 tuorli d’uovo, 2 uova intere, 125 grammi di pinoli, 40 grammi di semi di anice, il succo di mezzo limone e la sua scorza grattugiata, un pizzico di sale, 10 grammi di lievito di birra.

Esecuzione: in un recipiente mettete la farina setacciata, lo zucchero, i pinoli, i semi di anice, il succo di mezzo limone e la scorza grattugiata e mescolate bene il composto. Aggiungete la pasta lievitata, le uova sbattute, il burro ammorbidito, l’uva sultanina precedentemente ammorbidita in acqua tiepida e lavata, un pizzico di sale. In una tazza sciogliere il lievito di birra con acqua tiepida ed aggiungerlo all’impasto. Impastate bene il composto finchè non risulta omogeneo. Dividete l’impasto in parti uguali e formate delle ciambelle che adagerete su una tavola di legno coperta da un canovaccio spolverizzato  di farina. Cospargete le ciambelle con farina di grano duro copritele con un canovaccio e con una coperta leggera di lana e lasciate lievitare per almeno 12 ore. Prima di cuocere le ciambelle, sbattete un paio di tuorli d’uovo, aggiungete poche gocce d’acqua, spennellate la superficie e infornate le ciambelle a 220° per circa 20 minuti. Fatele raffreddare coperte in un luogo lontano da correnti d’aria.

La storia: sono delle ciambelle, dette anche ciorchiedi, che nelle famiglie venivano preparate in occasione di ricorrenze particolari, come matrimoni, battesimi, comunioni e cresime quando usava ricevere  in casa. Ottime al gusto, semplici nella preparazione, buoni anche se preparati il giorno prima, erano ideali per far fare bella figura alla massaia, lasciandola libera il giorno della cerimonia. Spesso erano preparati anche in primavera grazie all’abbondanza delle uova. Non essendoci frigoriferi ma solo le ghiacciaie, era il modo più “dolce” per utilizzarle. Per arricchirli, sempre ingredienti di facile conservazione come i pinoli e l’uva sultanina, che non mancavano mai nella dispensa conservati in vasi chiusi ermeticamente., Le dosi, come abbiamo avuto modo di dire per altre pietanze povere, variano da famiglia a famiglia. In sostanza si tratta di un pane dolce arricchito con semi di anice per dare profumo, uvetta, pinoli e uova. Varianti di queste ciambelle si trovano anche in altre regioni come in Abruzzo e in Veneto. In Sicilia preparano la caddura di Pasqua, pasta di pane più o meno arricchita, cui danno forma diversa dentro la quale vengono sistemate le uova pasquali