Ingredienti: 2/3Kg di erbe come riportato qui di seguito (sono sottolineate quelle che vanno messe con moderazione  perché amare, leggermente tossiche, coriacee, filamentose, troppo aromatiche, mentre in corsivo riportiamo quelle che possono essere aggiunte in eccesso rispetto alle altre specie): acetosa, castracane, cicoria, erba fragola, finocchio selvatico, fumosterno, pimpinella, porro, prezzemolo selvatico, tarassaco, tirafila, valeriana rossa, ed eventuali verdure domestiche come il sedano, prezzemolo aglio, cicerbita,dolciati, piattelli,pizzarelli, raperonzolo, boragine, cappuccina, carota selvatica, cavolo selvatico,, consolida, favagello, malva, margheritini, orecchie d’asino, parietaria, radicchiella, romice, rosolaccio e verdure domestiche: patate, fagioli, carota, bietola, cimetti di cavolo, di pisello e di fave. Zampetto di maiale o salsicce (facoltativo), 2 cipolle, olio extravergine di oliva, sale e pepe.

Esecuzione: pulite accuratamente le erbe e lavatele ripetutamente sotto l’acqua corrente. Nel frattempo fate cuocere in abbondante acqua i fagioli insieme allo zampetto di maiale e alle patate tagliate a pezzi grossi. Preparate il soffritto con cipolla, carota, sedano e prezzemolo. A parte scottate gli erbi 10 minuti in acqua salata. Passate al passaverdure le patate ed i fagioli tenendone interi un ramaiolo. Unite al brodo così ottenuto le erbe scolate, il soffritto e lasciate cuocere il tuttolentamente avendo cura che il brodo non si ritiri troppo. Questa pietanza si serve irrorata da un filio d’olio, una spolverata di pepe con pane raffermo abbrustolito e agliato.

La Storia: piatto povero per eccellenza, è un miscuglio molto variabile di erbe spontanee raccolte generalmente in luoghi incolti e cucinato in vari modi. Questa zuppa di erbe, tipica della zona apuo-versiliese e prende il nome di “cucina” nel massese e di “erbi” nel carrarese. Può essere servita come piatto unico in presenza degli zampetti di maiale e delle salsicce o come secondo piatto, oppure si scolano le ebe, si passano in padella con aglio e si servono con una focaccina di granturco e frumento cottain testi oppure su fette di pane tostato. Alla “cucina” inoltre può essere aggiunta della farina di mais, in questo caso si chiama “polenta ficca” o ”incatenata”. Alla zuppa di erbe si aggiunge acqua in modo da diluire secondo necessità, si getta a pioggia la farina di granturco, si aggiusta di sale e si procede come per una normale polenta mestando con il cannello (Mestone) per più di mezz’ora. SI ottiene una polenta con le erbe che si serve morbida nei piatti fondi con un filo di olio extravergine di oliva e pepe nero macinato al momento oppure se avanza, quando è fredda si taglia a fette e si frigge in olio extravergine di oliva.

Castracane, sembra il soprannome di un eroe leggendario, ma in realtà è il nome con il qualeda sempre è stato chiamato in dialetto questa erba appartenente alla famiglia dei “denti di leone” e grazie ad una ricerca condotta dalla storica di alimentazione e tradizioni locali Alma Vittoria Cordiviola, il “castracane” è riuscito dopo secoli a conquistarsi un nome: “leontodon tuberosus” attribuitogli dal Prof.Giovanni Monti all’epoca direttore dell’Orto Botanico di Massa in località Pian della Fioba.